Tra DUE DONNE. Colloqui, considerazioni e visione del mondo.

by Christina Magnanelli Weitensfelder
Sept 17, 2020

Far esprimere le donne che operano nel mondo dell’arte rilascia sempre e comunque una sensazione diversa. È un po’ come sentirsi Alice nel Paese delle Meraviglie: scopri una cosa che ne trova un’altra, poi un’altra, e un’altra ancora. Era un giorno di qualche anno fa, un incrocio di sguardi: la connessione era forte, sono restata letteralmente ‘impressionata’ come una pellicola analogica, dalla forza creatrice e un po’ magica di Liana Ghukasyan, donna armena che racchiude e apre come un caleidoscopio, milioni di modi di colpirci con gentilezza al cuore.

Non può venire alla mente il celebre romanzo di Moravia,
‘reportagistico’, mi riferisco alla produzione 2015, 2016, 2017. ‘A che tribù appartieni’?
2015, 2016, 2017: anni molto intimi con me stessa, come donna e come anima, e anche crudi, con un velo di “zucchero” con il mondo. Il risultato? credo molto nella educazione delle nostre emozioni, credo nella disciplina. Jeff Fisher che dice : “Disciplina  è fare quello che non vuoi per avere la possibilità di fare quello che veramente vuoi.”
Avevo letto Moravia quando ancora ero in Armenia Gli indifferenti del 1929 mi ricordo che mi aveva lasciato senza fiato nelle ultime pagine, può essere che tengo nel Cuore…ancora tutto.

Nella giungla della critica d’arte, nel Mare Magnum delle opinioni, esistono anche delle zona d’ombra, per fortuna, hai voglia di spostare assieme la foglia che le copre? ll confine tra arte e marketing.

Il marketing… Il marketing non si basa più sulle cose che fai, ma sulle storie che racconti, credo oggi ci siano molti racconti costruiti sui palloncini di fumo, ma io sono molto fiduciosa, credo un vero artista può affrontare una strada accattivante e entusiasmante anche affiancando il marketing. Potrebbe essere un rapporto amichevole dove lui non può comandare. Non esco mai dalla mia natura, non esco e non mi trasformo fuori di me, sento molto l’istinto e, credo, essendo mancina, di trovare sulla mia sinistra – come si suol dire in Armenia – la necessità di affrontare con tanta pulizia e con profumo molto deciso e diretto , la pietra sull’altra, questo mi aiuta a costruire senza fretta e senza comandarmi cosa devo fare.

Punti di vista. Cosa si pensa dell’arte italiana in Armenia.
A partire dal Medio Evo, comunità armene si insediarono in molte regioni italiane; funzionari amministrativi bizantini (soprattutto al sud), colonie commerciali (specie nelle località portuali come Venezia, Livorno, Bari, Taranto) e insediamenti monastici hanno segnato la presenza armena per molti secoli. A Venezia, nel 1512 fu stampato il primo libro in armeno. L’Isola di S. Lazzaro dei Padri Mekhitaristi, con la ricchissima biblioteca, la tipografia ed il museo, dal 1717 svolge un ruolo importantissimo per il mantenimento e la diffusione della cultura armena.
Dalla fine del XIX sec e all’inizio del XX i rapporti divengono soprattutto culturali. Basti citare il Collegio Moorat Raphael di Venezia, tenuto dai Padri Mekhitaristi, dove poeti e scrittori armeni vengono a conoscenza dei sommi autori italiani e ne subiscono una certa impronta; ricordiamo tra i tanti Bechigtasclian, Varujan, Terzian, Agemian, Dedurian… Possiamo affermare con certezza che una buona parte della intelighenzia armena si forma in Italia proprio sui banchi veneziani. Tra il popolo armeno e l’Italia è stato sempre un rapporto estremamente amichevole e stimante. Noi armeni abbiamo una grande ammirazione per l’arte italiana, per il cinema, per il teatro. Abbiamo sempre avuto un volto con un sorriso e ammirazione per la cultura e la gente di questo meraviglioso paese.

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