STARE IN ARIA CON I PIEDI PER TERRA.

10 Giugno 2018
by Marta Santacatterina

È UN PILOTA INNAMORATO DEL VOLO, È STATO DIRETTORE DELLA COMPAGNIA AEREA Darwin Airline – che ha contribuito a fondare e a consentirle di raggiungere grandi risultati – e dal 1° dicembre 2017 ricopre il ruolo di direttore generale dell’aeroporto di Lugano. Si chiama Maurizio Merlo, è nato nel 1962 e alle competenze manageriali unisce una grande passione per il suo lavoro: lo abbiamo intervistato per farci raccontare da un lato le sue esperienze nell’aviazione, dall’altro gli obiettivi strategici destinati all’aeroporto e alle possibili relazioni tra il terminale e il mondo dell’arte contemporanea.

AIMagazine - STARE IN ARIA CON I PIEDI PER TERRA.
Maurizio Merlo credits TiPress

– Cosa significa dirigere un aeroporto come quello di Lugano, e quali sono le responsabilità soprattutto?

Per me è la prima esperienza come direttore di aeroporto, visto che in passato ho diretto una compagnia aerea. È sicuramente un incarico interessante, perché da un lato è meno stressante rispetto alla direzione di una compagnia – in un aeroporto infatti ci sono meno problematiche – ma allo stesso tempo è una sfida: quella di prendere in mano un’infrastruttura regionale dove non si hanno le file di compagnie aeree che bussano fuori dalla porta.

Quante compagnie ci sono al momento?
Ci sono due compagnie “di linea” cioè la Swiss Airlines e la Silver Air, oltre a tutta una serie di altre compagnie dell’aviazione generale. È quindi un aeroporto che ha del potenziale, ma che va sviluppato. Bisognerà infatti rilanciare la proprietà del Comune della città di Lugano, che si unisce a una piccola percentuale del Cantone, in modo da renderlo un aeroporto di importanza cantonale.

– Il volo è una passione o un mestiere?

Volare è una passione. Chi intraprende la professione di pilota parte sempre da una forte passione, e infatti è anche il sogno di tanti ragazzi che inseguono quest’obiettivo stupendo: stare in aria, stare nei cieli, è qualcosa di magico. Poi, ovviamente, quando lo si fa per tanti anni, subentra una certa routine e volare tutti giorni diventa un mestiere, anche se è sempre guidato dalla passione.

– Ci racconta un paio delle esperienze statunitensi all’ Accademia che ha frequentato a San Francisco?

Trent’anni fa l’America offriva molto di più di quello che offriva l’Europa nello stesso periodo; adesso le cose si sono un po’ livellate, ma negli Stati Uniti già in quei tempi l’aviazione era molto dinamica: basti pensare solo agli spazi degli aeroporti… e che prendere l’aereo era come prendere l’auto. Mi ricordo ad esempio che c’era addirittura un aeroporto in California, presso Terranova, con delle piste di rullaggio che portavano direttamente nelle case! Poi ovviamente era pieno di aeroporti  non controllati dove si atterrava facendo delle manovre alla cieca e si ripartiva quando si voleva: una cosa impensabile per noi europei.

Un’esperienza unica, quindi?
Sì, lì ho potuto conoscere moltissimi cadetti piloti da tutto il mondo, dal Medio Oriente alla Scandinavia, e questo è stato meraviglioso. Insomma, si è rivelata una bellissima esperienza anche dal lato umano.

– Tornando all’Aeroporto di Lugano, ci rivela qualcosa del suo programma strategico di espansione?

È meno di un anno che dirigo l’aeroporto e per prima cosa voluto capirne le dinamiche. Per quanto riguarda lo sviluppo già chi mi ha preceduto aveva delineato una certa traccia: l’aeroporto ora deve assolutamente modernizzarsi sotto tutti gli aspetti, a cominciare dal sistema di avvicinamento, che oggi preclude agli operatori di utilizzare le strutture perché è previsto un avvicinamento molto ripido con un angolo di discesa che esclude alcuni aerei, mentre oggi esistono dei sistemi di avvicinamento satellitare. Bisognerà inoltre allungare la pista di almeno 200 metri, perché quella attuale non permette ai nuovi modelli di aerei di atterrare. E poi c’è l’aspetto del terminale che non rispecchia più gli standard dell’accoglienza dei passeggeri, dal momento che mancano gli spazi. A livello strategico sto invece puntando sul consolidamento di quello che già abbiamo. Per i voli di linea c’è un forte interesse, ma è in crescita importante anche l’aviazione generale: ho tante richieste di proprietari che vorrebbero basare il loro aereo a Lugano perché è un aeroporto piccolo, personalizzato, dunque è possibile atterrare, andare sotto bordo con la limousine e godere di alcuni servizi esclusivi che gli altri aeroporti competitor – vale a dire Malpensa e Linate – non possono offrire.

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Maurizio Merlo credits TiPress

– Ci racconta qualche episodio particolarmente significativo della sua carriera?

L’episodio più bello è stato quando, a capo di Darwin Airlines, nel 2013 sono riuscito a convincere James Hogan, allora CEO di Etihad Airways, a investire e a diventare azionista della mia compagnia. Questo è stato sicuramente il clou della mia carriera, perché con la nostra piccola Darwin Airlines, costituita da 13 aerei e 300 impiegati, siamo riusciti a entrare nel gruppo Etihad che in quel momento era il più grosso in assoluto a livello mondiale. Sono stato così catapultato con nell’aeroporto di Lugano e mi sono ritrovato a essere intervistato non più solo dalle testate locali del Ticino, ma da realtà a livello mondiale.

– Come si diventa manager nel mondo dell’aviazione? È la realizzazione di un sogno di ragazzo?

In realtà il mio sogno era diventare pilota. Poi, da pilota sono diventato primo ufficiale, poi comandante, poi mi sono detto “perché non andare avanti?” e quindi sono diventato istruttore ed esaminatore. Sul percorso mi sono però reso conto che non mi vedevo pilota per tutta la vita, poiché volare bello, ma farlo tutti giorni diventa un po’ pesante; allora è sorta l’ambizione di fare il manager, sono entrato nel gruppo che ha costituito Darwin Airlines nel 2004 e in quel momento è iniziata la mia nuova carriera, anche con l’aiuto di un po’ di fortuna, perché il gruppo è riuscito a trovare dei finanziamenti per dare vita a una compagnia aerea. Sono cresciuto pian piano, e senza l’obiettivo iniziale di diventare direttore generale di una compagnia. Ma l’appetito viene mangiando! E a un certo momento mi si è presentata l’occasione giusta con l’offerta della posizione di direttore generale: insomma, ho raggiunto l’apice, ma inizialmente tutto ciò non faceva parte dei miei sogni. Con la forza e l’ambizione si riescono a raggiungere certe posizioni, ma per un manager dell’aviazione ci vogliono molta passione, dedizione e sacrificio poiché dirigere una compagnia aerea è uno dei business più difficili, ma anche stimolanti.

– La Svizzera è uno dei paesi più attivi nell’arte contemporanea, basti citare Art Basel. Che rapporto ha Maurizio Merlo con l’arte?

Sì, l’arte mi piace molto e tra l’altro la mia compagna ha studiato storia dell’arte e con lei andiamo spesso a vedere esposizioni e fiere; l’ultima che abbiamo visitato è stata la mostra su Frida Kahlo a Milano, che ho trovato molto bella. Personalmente ho inoltre un programma di sostegno nei confronti di un artista ticinese, Francesco Vella: penso che sia molto bravo e gli offro un sostegno economico mensile perché trovo che gli artisti vadano aiutati. Frequento anche il LAC – Lugano Arte e Cultura, che è stato inaugurato due anni fa ed è una realtà interessante.

Quanto riguarda l’aeroporto, invece, potrebbe essere coinvolto in qualche manifestazione di arte contemporanea?

Assolutamente sì. Ad esempio siamo stati sponsor tecnico del WopArt – la fiera di opere d’arte su carta che si svolge proprio a Lugano nel mese di settembre – e abbiamo dei contatti con una curatrice che sostiene alcuni giovani artisti, con i quali stiamo portando avanti un progetto per decorare una parte del nostro terminale.

Volevate sapere cosa pensa veramente un creativo?

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