Se si nasce con la necessità di scrivere.

29 Agosto 2018
by Christina Magnanelli Weitensfelder

LO SCRITTORE MASSIMO ANGIOLANI FIRMA IL SUO RACCONTO INEDITO per AI M numero zero. Radicale, espressivo, Angiolani si svela anche nei particolari del suo quotidiano.

 

La data del giorno che sono nato non la ricordo, qualcuno poi mi ha riferito che era il 19/09/1970, mi ha anche confermato che dal giorno della mia nascita tutti mi hanno sempre chiamato Massimo Angiolani.

La necessità di scrivere che provo dentro è nata il 19/09/1970, proprio nello stesso giorno che sono nato. Necessità pari a benzina che viene incendiata, indomabile e intrattenibile.

Scrivevo e ho cantato in una banda rock, non ero il peggiore dei cantanti, ma il giorno che ho deciso di smettere nessuno se ne è accorto, il mondo ha continuato a girare, la vita dell’universo e dintorni è proseguita indifferente.

Ho lavorato come corriere espresso e scrivevo, come imbianchino e scrivevo, barista nei night e scrivevo, cuoco di piadine, pompiere a bordo di una nave in costruzione, bagnino, parcheggiatore, piastrellista, riparatore di tetti, assistente costumista per il teatro, e scrivevo.

 

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Si dice che lo scrittore non riesca mai più a superare la propria prima volta. In procinto di uscire con la tua quinta pubblicazione che idea ti sei fatto?

 

In ogni nuovo libro cerco di andare in posti diversi, a caccia di stimoli nuovi. Non sta poi a me stabilire se ci sono riuscito, ma al lettore ovviamente. Se nella testa non parto in questa maniera rischio di ripetermi, di rifare me stesso. Solo il pensiero di questa situazione mi da una noia mortale, e se sono io il primo che mi annoio e muoio come posso sperare di suscitare interesse negli altri.

Il primo romanzo breve dal titolo “Diego Hemingway nella città dei Galli” è uscito  per i tipi della Transeuropa quando ero molto giovane. Per la stessa casa editrice uscirono alcuni capitoli di un romanzo nella raccolta UNDER 25, progetto ideato da Pier Vittorio Tondelli, uno dei più grandi scrittori della seconda metà del Novecento. Questo progetto è speciale perché dava la possibilità ai ragazzi sotto i venticinque anni di raccontare le loro storie, in anni dove per essere pubblicato uno scrittore doveva almeno averne quaranta.

Dopo queste pubblicazioni mi sono allontanato dalla casa editrice, avevo bisogno di esperienze, di vivere, avevo paura di venire inglobato, omologato.

Per quindici anni ho scelto di fare lavori precari, accumulavo i soldini giusti e partivo, Sud-Est Asia, Europa, Centro-Sud America.

Testavo la mente, provavo il fisico, sperimentavo di tutto,  e scrivevo.

Quando mi sono sentito pronto ho iniziato a far girare per le case editrici il materiale che poi sarebbe diventato il libro “Le Ballate Dispari” edito per i tipi dell’Italic/Pequod.

Due anni dopo per la stessa casa editrice è uscito il romanzo “Non si possono vendere i cani morti”.

Prossimamente uscirà il nuovo tomo dove sarà contenuto anche il racconto “Spacciato e Provvisorio” che uscirà in anteprima per la magazine AIM.

Il libro dal titolo “Turista nella Rissa” sarà una raccolta di racconti, e ogni racconto verrà accompagnato da illustrazioni originali e inedite di Roberta Spegne.

 

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La narrativa salverà il mondo?

Mi piacerebbe molto, ma la verità che ho capito è che l’arte e l’amore sono le uniche cose che fanno emergere la parte migliore delle donne e degli uomini.

 

L’Immaginario di uno scrittore parte dalla realtà o dall’ onirico?

Parto dalla realtà che poi si mescola con le paure, con le paranoie, con le mie battaglie interne, e così tutto si sposta in un piano differente.

 

Tre personaggi icona che ti hanno ispirato e perché?

Prima cosa ci tengo a dire che alcuni passaggi del racconto “Spacciato e Provvisorio” sono stati ispirati dal libro “Alcatraz” di Jack Folla, e dai libri di Edward Bunker.

Detto questo e non nominando scrittrici e scrittori, alcuni dei miei compagni di classe in seconda elementare erano: Andrea Pazienza, Tom Waits, Sacco e Vanzetti, Frida Kahlo, Jim Morrison, Long John Silver, Chet Baker, Nino Manfredi, Cavallo Pazzo, Arthur Rimbaud, Jack La Motta, Modesta L’ArtedellaGioia, Nick Mano Fredda, Jacob Alexander Marius, Dino Campana, Muhammad Ali, Caravaggio, Manu Chao, Huckleberry Finn, Giacomo Leopardi, Jessie James, Paolo Conte, Branchia il pesce amico di Nemo.

Mi piace sognare che un pizzico di ognuno di loro scorra nel mio sangue.

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Illustrazione di Roberta Spegne – ‘Spacciato e provvisorio’

 

Il tuo racconto “Spacciato e Provvisorio” è parte del numero zero del magazine AIM,  che ti fa pensare?

Quando ti chiedono un racconto da pubblicare è sempre una festa, ma fare parte di un numero zero è ancora più speciale, tutti alla prima uscita cercano di giocarsi le carte migliori, quindi essere uno dei motori di questa partenza mi fa bene al cuore e all’ anima.

 

P.S. : Se proprio devono esistere dei confini devono stare sul bordo dell’infinito.

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