L’occhio dell’osservatore, ovvero: Oliviero Toscani.

Giugno 2014
by Christina Magnanelli Weitensfelder

Quando un artista non piace a nessuno, potrebbe non essere molto bravo. Quando piace a tutti, c’è qualcosa che non va. Oliviero Toscani non appartiene a nessuna delle due categorie. Lo conoscono tutti, in tutto il mondo, ma ognuno ne ha una propria opinione. Creatore di immagini corporate e campagne pubblicitarie per i più famosi marchi del mondo, ha sempre avuto la forza ed il coraggio di imporre la propria visione ai suoi committenti, ritenendo dovere anche della pubblicità, e forse soprattutto, l’impegno sociale di denuncia della natura umana. Ci ha regalato scatti pieni di vitalità, ma con la stessa determinazione ci ha spesso messo di fronte a interrogativi scomodi: molto facile evitare le risposte accusandolo di volta in volta, più difficile accettare la sua visione. Gli abbiamo rivolto alcune domande, distogliendolo per un attimo dalle sue innumerevoli attività.

Christina Magnanelli Weitensfelder: «Parliamo del suo progetto Nuovo Paesaggio Italiano, che denuncia il degrado paesaggistico e ambientale, e in generale, dell’Italia. Vorremmo sapere come pensa, se ce lo può dire, di portare avanti questo progetto, e come sta procedendo».

Oliviero Toscani: «È un progetto che ha trent’anni, purtroppo va avanti con molta difficoltà. Alcuni hanno mostrato interesse ma nessuno ha il coraggio di accusare e di denunciare il degrado. E senza il supporto dei media è difficile. Ci sono troppi interessi in atto d’ufficio in questo paese, la corruzione è a livelli impensabili. Comunque procede a tratti, abbiamo fatto per sei mesi sul Fatto Quotidiano (quotidiano italiano) una doppia pagina ogni lunedì, ma c’è la crisi, e per il momento la collaborazione si è interrotta. Vado avanti quando posso».

«Effettivamente il sistema Italia è un po’ in difficoltà».

«L’Italia è un paese corrotto, pieno di corruttibili corruttori».

«Questo purtroppo non è bello da sentire, però ce ne accorgiamo anche noi».

«Sono trent’anni che lavoro su questa roba; gli altri paesi mi dicono: sarebbe fantastico farlo in Svizzera, sarebbe fantastico farlo… i giapponesi sono interessati, dicono che bel progetto, sarebbe bello… ma l’Italia no… in Italia non va».

«Parliamo del progetto Razza Umana, perché comunque è un indagine sulla nostra stirpe. Come è nata l’idea di puntare su questo argomento, peraltro già presente nei suoi lavori passati».

«Razza umana è un lavoro che faccio dal 2005, visitando quello che mi piace del mondo e fotografando la gente, e partì dall’idea musulmana secondo cui non si può fotografare qualcuno perché gli si ruba l’anima. La cosa mi ha intrigato e ho cominciato a indagare: ho scoperto che è vero.

È vero, infatti tutte le top-model, tutta questa gente qui, non ha più l’anima, ma solo l’involucro, il corpo. L’anima è fotografabile, per di più le dico che ci sono quei fotografi che riescono a fotografarla e quelli che non riescono. Io per esempio lo vedo tra i miei allievi, quelli che lavorano con me. Perché è un riflesso, una risposta di chi guarda qualcuno che ha carisma. Se il fotografo ha il carisma riesce a fotografare l’anima, se non ce l’ha non fotografa niente».

«Si crea anche un feeling trascendentale tra il fotografo ed il soggetto fotografato».

«Ma questo anche senza fare foto … non a caso quando guardiamo qualcuno negli occhi siamo tutti molto imbarazzati… Per questa ragione. È un contatto intangibile, quindi mi interessa come fotografo fotografare l’intangibilità».

«L’intangibilità. Quindi s’affida in qualche modo alle sensazioni?»

«No, nessuna sensazione. Guardo qualcuno negli occhi e questo qualcuno, guardandomi, mi fa fotografare qualcosa che è intangibile. Sicuramente non sono uno che fa le sedute psicologiche con la persona da fotografare, assolutamente no».

«Sento tanti pareri sul rapporto tra fotografia digitale e analogica, e si danno anche dei significati diversi ai due tipi di fotografia, come se il digitale dia più un risultato seriale invece che la cattura dell’attimo. Lei cosa ne pensa? »

«… ma son tutte balle! Ma che cosa significa poi? Uno non sarà mica condizionato dalla pellicola o dalla scheda? La fotografia è ben altro… quella li è solamente la struttura meccanica o elettronica che registra ciò che uno vede, ma che cosa vuol dire? Quelli che dicono: Ah, la fotografia… la pellicola è più… le foto sulle lastre di vetro erano molto meglio… ma non è assolutamente vero! È una roba primitiva, la pellicola, superata dal digitale. È chiaro che uno può ancora mandare i messaggio col piccione… mandare i messaggi col piccione viene molto meglio… ma non diciamo stupidaggini…».

«Mi fa piacere detto da Lei, perché anch’io avevo un po’ quest’impressione, questa sensazione dell’assurdo».

«Ogni cosa, ogni momento ha le sue tecnologie. Non mi lascio condizionare dalle tecnologie. Scrivere a macchina o al computer è diverso… ma dipende se sai scrivere o no, poi puoi scrivere con la matita, con il computer o con qualsiasi altra cosa. Non sono la penna stilografica o la matita a fare la poesia… La qualità della matita decide la qualità della poesia… ma figuriamoci!»

«Mi può raccontare cosa farà prossimamente in ambito fotografico?»

«Questo lavoro, Razza Umana, interessa le Nazioni Unite ed il Dipartimento dei Diritti Umani e Diritti Civili, coi quali ho un incontro il 2 di luglio a Ginevra per definire una eventuale mostra da fare che girerà il mondo, e soprattutto la continuazione di questa produzione andando a fotografare nei posti complessi, interessanti. In più voglio andare a fotografare lo sbarco dei migranti in Sicilia, dove arrivano, e mettere uno studio lì per fotografare i futuri abitanti dell’Europa».

«Il suo se mi permette è anche un lavoro di osservazione. La sente molto questa cosa? »

«La fotografia è la memoria storica dell’umanità, ed io voglio essere un testimone del mio tempo».

«Quindi, me lo faccia dire a me, non è che Lei, come alcuni dicono, cerca lo scalpore… no, Lei va a cercare le cose che non si dicono e si vedono di meno».

«Anche Picasso fa scalpore. Se fa scalpore vuol dire che le cose sono interessanti, perché quando uno ti accusa che fai scalpore vuol dire che… cos’è, invidioso perché nessuno guarda le sue foto? »

«Chi ha l’occhio artistico vede una dimensione che non vedono tutti, e quando la esalta la comprensione non è immediata per tutti. È d’accordo?»

«Si, è chiaro: far vedere quello che gli altri non vedono, il mestiere del fotografo è questo».

«Toscani, la ringraziamo e Le auguriamo buon lavoro».


Images: Under copyright

La seconda uscita della stazione Toledo in largo Montecalvario è stata progettata da Oscar Tusquets, arricchita da opere d’arte di artisti di fama internazionale tra cui Oliviero Toscani che è presente con due lunghi light-box che costeggiano i tapis-roulant di collegamento tra le due uscite.

@OlivieroToscani / Razza Umana (series) ©OlivieroToscani

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