Fabio Fonda: a Trieste può succedere che…

21 Giugno 2018
by Christina Magnanelli Weitensfelder

A TRIESTE PUÒ SUCCEDERE CHE…

Chi arriva a Trieste in auto, prima di imboccare la strada costiera che porta in città, scendendo nella Baia di Sistiana trova, da alcuni anni, Portopiccolo, un borgo di mare inventato e realizzato nell’area abbandonata di una vecchia cava.
L’impressione di trovarsi in presenza di qualcosa di veramente speciale ti prende subito affacciandoti nella piazzetta, e ti accompagna percorrendo la strada che porta alla spiaggia su cui si affacciano le vetrate panoramiche di una SPA di ultima generazione da cui vedi il sole tramontare contro il profilo del Castello di Duino.
Ma se, per ritornare alla piazzetta, imbocchi la strada delle Botteghe, capita di imbattersi in una Galleria, dal nome spesso inglesizzato che si ispira al diavoletto raccontato da Bulgakov nel suo “Il Maestro e Margherita”.
Woland Art Club nasce, per portare e promuovere l’arte a/con Portopiccolo, dalla volontà, condivisa con la proprietà, di un piccolo gruppo di persone, espressione di una “tipicamente triestina” fetta della società locale, quella multiculturale, nata da radici europee (quando l’Europa di oggi ancora non era immaginata) che oggi si confronta con una nuova idea di internazionalità.



Woland Art Club

Parlandone con Fabio Fonda, alla sua quarta stagione di eclettico promotore di mostre ed eventi culturali a Portopiccolo, percepisco, al di là della spontanea immediatezza del dialogo, un vissuto esperienziale di chi ha attraversato gli ultimi 50 anni di vita culturale della sua città. Trieste è città di letteratura, di teatro, di musica, da set cinematografico… Ma, lo chiedo a Fonda, è anche città d’arte contemporanea?
-L’arte contemporanea, cioè contestuale al proprio tempo, da sempre, si è data l’obiettivo di provocare e stupire. Pensiamo a Caravaggio. Il fatto è che Caravaggio emoziona ancora oggi, ma il contemporaneo di oggi non so quanto potrà emozionare nei secoli a venire.
La ricerca artistica dell’ultimo mezzo secolo, fine a sé stessa, volutamente resa difficile da capire se non attraverso la mediazione dell’artista o del critico (che magari ci mette anche del suo per far sentire lo spettatore “bisognoso” di spiegazioni) ha favorito la curiosità ma non ha fatto crescere i livelli di sensibilità e/o di cultura.
Trieste è stata protagonista attiva nel contemporaneo degli anni ’70, grazie ad un fervore creativo sia individuale che condiviso, che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere da liceale, con l’apertura in città della Galleria Torbandena, attiva e tuttora vivamente presente sullo scenario delle grandi Fiere mondiali.
Ed è dalla conoscenza e dallo stimolo di artisti di quel periodo – uno fra tuttio Luigi Spacal, premio alla Biennale di Venezia per la grafica – che è nata la mia passione per la grafica, studiata e sperimentata, sempre in quegli anni, con Ricardo Licata a Venezia.

Ed ora, quale è il contemporaneo a Trieste?
-Di contemporano, inteso nel senso strettamente letterale della contestualità temporale, Trieste ha una sua diffusa produzione, che si esprime e si realizza da parte di singoli o di associazioni storicizzate anche in spazi eterodossi, in una contaminazione (per usare un termine abusato) con attività o locali pubblici.
Diverso è chi fa ricerca artistica a Trieste, da quella avanzata (penso a Giuliana Carbi di Trieste Contemporanea) a quella diciamo divulgativa… e qui dovrei parlare come è nato il Woland Art Club di Portopiccolo e cosa si propone di fare.


Fabio Fonda opening Pontone Gallery

E magari dirci quando ti sei trasformato in gallerista?
-Woland non sarebbe esistita, né io mi sarei riciclato, se nella possibilità di aprire un fronte di internazionalità artistica non ci avesse creduto per primo Edward Lucie-Smith, storico e critico di livello mondiale, londinese, un vero amico che ha avuto il merito di farci vedere il ruolo che potevamo giocarci ricercando e promuovendo artisti di diverse nazionalità, emergenti o comunque poco noti in città
E dato che “nemo propheta in patria” è capitata a puntino l’opportunità di fare arte a Portopiccolo, terreno incontaminato dove sperimentare, prima di tutto, noi stessi nel costruire il rapporto con una “collettività” di nuova creazione, internazionalmente eterogenea.
Il percorso è ancora in atto, ma possiamo già definirne i passaggi che lo hanno caratterizzato e che sintetizzo in tre “sentences”: costruire ed affermare una propria identità, ricercare e promuovere le interazioni, suggerire uno scenario di proposte multiculturali.
La novità di questa stagione è stata infatti la riconversione in libreria di una parte dello spazio espositivo, idea sostenuta e gestita dalla mia collaboratrice Raffaella D’Angelo.

Quanto ti ha condizionato/influenzato la tua “vera” identità professionale?
-Se penso che ho iniziato a dipingere da ragazzino, che avrei voluto fare il liceo artistico e studiare architettura, dovrei ribaltare il concetto dicendo quanto la cultura umanistica abbia influenzato la scelta di fare il medico. In termini strettamente cognitivi, di apprendimento, possiamo parlare della facilità di scrivere e memorizzare visivamente gli appunti e, successivamente a livello congressuale, la ricerca di una comunicazione esteticamene elaborata nelle presentazioni con slide.
Che poi sono diventate vera ed originale ricerca artistica attraverso l’uso della grafica digitale… un ritorno alle origini veneziane.

4 Fabio Fonda opening Saatchi Gallery

Se la passione viene dal cuore, dal cuore viene la passione.
Si riesce a far conciliare l’idea – degli altri – del rapporto stretto tra l’ambito scientifico e artistico, o siamo ancora agli albori da questo punto di vista?
– A Trieste il tema arte-scienza è fortemente sentito, grazie al fatto che la città ha una storia affermata di istituti internazionali di ricerca che spaziano dalla fisica teorica – dove fra l’altro lavorava come tecnico Edward Zajec, triestino, uno dei pionieri della computer art – alla ingegneria genetica, che mi ha dato lo spunto per la rielaborazione di una serie di immagini molecolari.

Tornando al Woland Art Club quale delle mostre che hai proposto ti ha dato maggiore soddisfazione?
– Per restare nella triestinità, parafrasando Italo Svevo, potrei dire che le mostre sono come “l’ultima sigaretta” nella “Coscienza di Zeno”: vorresti smettere ma non ce la fai.

– Fabio Fonda, è il Direttore Artistico del Woland Art Club di Portopiccolo
Ideatore e co-fondatore della “app” Juliet Cloud Magazine, ha contribuito al Progetto di Catalogazione dell’Arte Digitale del Centro Regionale di Catalogazione dei Beni Culturali di Villa Manin (Passariano, Ud)
Nel 2012 è stato invitato a rappresentare l’Italia a Maribor (Slovenia) Capitale Europea della Cultura
www.wolandartclub.com

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