Biography

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Franco Summa

Inizia l’attività artistica nei primi anni Sessanta; nel 1964 è invitato da Giulio Carlo Argan alla mostra “Strutture di Visione” di Avezzano. L’anno successivo ottiene il Primo Premio, ex aequo con Pino Pascali, nella mostra “Proposte Uno” di Avezzano. Nel 1988 è premiato al Premio Michetti di Francavilla al Mare. È invitato alle Biennali di Venezia nel 1976, nel 1978 e nel 2011; è presente con una “stanza” nella mostra alla Triennale di Milano del 1979 e con l’opera “Pastor Angelicus”, nella mostra “Quali cose siamo” curata da Alessandro Mendini nella Triennale di Milano nel 2009.

La sua attività artistica sviluppa, dalla metà degli anni Sessanta, una ricerca sul rapporto uomo-ambiente, che ha trovato negli spazi urbani uno specifico campo di intervento. A partire dal 1968 ha realizzato, in varie città, numerose opere ambientali sia temporanee che stabili come “Un arcobaleno in fondo alla via” nel 1975 a Città Sant’Angelo, “Le Parole vivono nella Realtà le Cose nella Mente” a Castel di Sangro nel 1976,  “La Porta del Mare” nel 1993 a Pescara, “Essere” nel 1994, “Laudato sì” nel 2000 a Pescara; “La Raccolta” nel 2006 a Bolognano; “Preludio” nel 2006 a Montesilvano; “Amare Progettare Essere” a Bolognano e Chieti nel 2009; “La Vita è Sogno la Vita è Segno” a Spoleto nel 2010, “Terra Uomo Cielo - Arcobalenobelisco” Bolognano 2011; “L’Angelo della Rivelazione” nel 2014 a Castelvecchio Subequo. Ha presentato le sue opere sia di arte urbana (segni e strutture risignificanti i contesti ambientali) che domestica (mobili come “oggetti narranti”) a Roma, Parigi, San Paolo del Brasile, Vienna, Regensburg, Milano, Kassel, Venezia, l’Aquila, Ferrara, Terni, Parma, Verona.

Chi sa che a suggerire l’idea di questo strano libro senza parole non abbiano in piccola parte concorso certi antichi corsi universitari, che Franco Summa seguiva con impegno ed in cui si parlava della relazione, che forse è addirittura identità, di arte e città.

Come l’arte, la città è, per chi ci vive, memoria e fantasia, esperienza del passato e prefigurazione del futuro. Ho poi seguito con simpatia il percorso di Summa, come artista e come docente: due vocazioni che, in definitiva, combaciano. La città è stata sempre oggetto e obiettivo del suo lavoro: questo libro d’immagini è la conclusione di una lunga ricerca, spesso anche sperimentale. La ricerca dimostrativa di Summa mira a descrivere senza apparente commento la dinamica associativa della mente urbana: è questo il suo carattere. Ma è anche tempestivo, questo libro. Come istituto, la società è in crisi, e la crisi è dovuta a una sorta di blocco dell’immaginazione, a causa del quale i cittadini si sentono estranei o “alienati” da quello che dovrebbe essere Io spazio vitale della loro esistenza. La crisi della città sarebbe mortale per la civiltà occidentale. La città immaginaria e immaginata di Summa è memore dell’origine medievale, consapevole della natura storica della città. E chi può avere paura di un revival del medioevo quando ci minaccia una ricaduta nella preistoria?

Giulio Carlo Argan introduzione a La Città della Memoria Edizione Mazzotta Milano 1986

La visione universale di Franco Summa è di carattere fondamentalmente ottimista. Il suo mondo è la città come cultura e come morale.

La cultura è quella delle forme e degli spazi, dei segni e delle figure cittadine che costituiscono un vocabolario in permanente evoluzione. La moralità di questo linguaggio è lo spirito civile, cioè lo spirito associativo o comunicativo. Summa è un vecchio pioniere nel campo della ricerca di comunicazione nell’ambiente cittadino.

Dal ‘73 in poi i suoi interventi urbani hanno lasciato nella memoria degli spettatori questo legame folgorante di passione umana e di gioia profonda. Non è a caso che l’arcobaleno sia il suo simbolo o piuttosto il suo marchio depositato.

Dal ‘77 fino ad oggi e precisamente dall’Arcobaleno dipinto sul mare del ‘77 a l’Eireneforo, un progetto del 1992, la ricerca di Summa ha sempre coinvolto la proiezione o l’affermazione dei colori dello spettro solare. Un’affermazione come un messaggio di civiltà e di speranza nei valori civili. La città di Summa è anzitutto un luogo di dialogo tra le forme, gli spazi e la gente. Esiste per Franco Summa una morale estetica della città. La città è per lui la traduzione formale della capacità umana di interpretare il senso della vita e l’arte è la modalità superiore di questa capacità. Lo scopo fondamentale della società è quello di realizzare la città come opera d’arte.

La tradizione urbana è ricca di insegnamenti noti a tutti noi, ed è proprio questo capitale civile del passato urbano che dà a Summa la forza e la convinzione di proiettare la sua visione nel presente Pierre Restany introduzione a Town Art, Edizioni Carsa 1996

Fuori da una comoda e del tutto aproblematica mentalità di adesione a mode artistiche più o meno occasionali, appare difficile non riconoscere nell’ormai lungo percorso della creatività eminentemente di ricerca di Franco Summa, ormai dai primi decenni della seconda metà del XX secolo, uno dei maggiori punti di riferimento sulla scena internazionale relativamente a una specifica problematica di elaborazioni estetiche intrinsecamente partecipative, in prospettive di sollecitazione al dialogo, e su una scena che sempre più è andata chiarendosi, nel suo lavoro, come quella urbana. I riconoscimenti internazionali, a cominciare da Frank Popper, nel 1980, ma già nella Biennale veneziana del 1976, lo hanno attestato appunto da decenni. Al tempo stesso che, in quelli fra i due secoli, si è definita la consistenza della ricaduta del suo operare progettuale anche nell’ambito del design, secondo un impianto immaginativo, plastico, segnico e cromatico, da originale maestro della congiuntura del “postmoderno”, non soltanto in Italia. Che ha saputo originalmente connettersi al patrimonio di suggestioni linguistiche (soprattutto segnico-cromatiche) della remota, ma evidentemente non esaurita, progettualità ambientale “futurista” in prospettiva di una “ricostruzione dell’universo”, fra Balla e Depero (1915).

Enrico Crispolti introduzione a Urban Rainbow Edizioni Carsa 2016