“Bisogna essere avanti di due anni, non di dieci…”

April 18, 2018
by Marta Santacatterina

“Bisogna essere avanti di due anni, non di dieci…” Pezzi importanti di Design italiano, a colloquio con Paolo Castelli, icona del mobile raffinato, titolare del marchio omonimo.

Tutto cominciò a fine Ottocento, quando Ettore Castelli aprì un’ebanisteria artigianale a Bologna. Oggi il pronipote Paolo è titolare di un’azienda che conserva strettissimi legami con il territorio bolognese e con i suoi artigiani: grazie al connubio tra tecniche industriali e antiche pratiche del saper fare, Paolo Castelli S.p.A. oggi ha “il sapere e la capacità di seguire contemporaneamente l’architetto, le necessità del cliente e i costi”, come afferma l’imprenditore. Che siano arredamenti residenziali di lusso o progetti per spazi pubblici come alberghi, biblioteche, musei, navi, Paolo Castelli riesce a creare atmosfere esclusive e raffinate, arricchite da materiali preziosi, dettagli artigianali e linee che si ispirano agli anni Trenta, periodo glorioso per il design. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la storia del suo successo aziendale.


Paolo Castelli ©Giovanni Marinelli

Cos’era Paolo Castelli prima di diventare Paolo Castelli?
Per molto tempo ho vissuto a stretto contatto con una serie di architetti che mi insegnavano continuamente quello che era la vita e a pensare come arredare. Invecchiando ho acquisito una competenza che ora mi permetterebbe di spiegare loro come si fa a vendere, ma ciò che più conta è che adesso so esattamente quello che voglio. E so che non bisogna guardare quello che fanno gli altri ma fare quello che piace.

E allora cosa ti piace?
L’epoca più bella che il mondo ha vissuto, dal punto di vista dell’eleganza e del design, sono gli anni Trenta. Poi si sono diffuse varie “manie” ma io ho sempre ragionato in modo autonomo perché volevo creare il mio mercato, e ci sono riuscito.

Uno stile Decò reinterpretato in chiave contemporanea, giusto?
Partii proprio da quell’idea, studiando il panorama artistico degli anni Trenta a Londra e Parigi, e coprendo quindi un mercato che mancava completamente. Abbiamo adottato la capacità progettuale dell’epoca, l’abbiamo trasferita grazie ai nostri artigiani sul nostro catalogo e ora siamo in grado di presentare una collezione con qualità industriali ma con produzioni semi-industriali.


©Giovanni Marinelli

Avete quindi creato una nicchia specifica di gusto?
Esatto. Nel 2011 Domodinamica – che esiste ancora –, era un bellissimo progetto ma spendevo dei gran soldi e non incassavo nulla. Mi sono quindi posto il problema di cosa non andava e ho capito che il design in quanto tale non esiste più; non perché non esista più il gusto del bello ma perché le persone non sono più disposte a pagare qualcosa in più perché l’oggetto è di design. Quindi la chiave è dare un valore aggiunto. Come azienda facciamo tantissima ricerca e ho applicato la nostra capacità di trovare soluzioni innovative al mondo dell’arredamento, ma prima di prendere questa strada mi sono chiesto quali sono oggi le aziende che 10 anni fa non esistevano e che ora vanno molto bene. Dall’indagine risultarono tre aziende con caratteristiche diverse ma tutte con un gusto molto pesante: lavoravano nel lusso e si proponevano di completare quello che le persone avevano in casa. Ho così capito che il mondo in cui dovevo pormi era quello delle persone che hanno la possibilità di spendere e ho avviato un’attività simile a quella delle tre aziende, ma basata su un altro gusto.

Quindi gli oggetti sono prodotti anche con il lavoro degli artigiani?
Sì, e questo è un vantaggio che ci garantisce la filiera di Bologna, dove alcune aziende importantissime hanno creato un network di alto artigianato attentissimo e in grado di elaborare continuamente novità. A proposito degli artigiani, Vico Magistretti diceva sempre: “posso disegnare qualsiasi cosa, ma se non c’è l’artigiano che dà il valore aggiunto su come costruirla, su come rifinirla e fare l’ergonomia, sono finito”.


©Giovanni Marinelli

Dalle sue parole traspare un rapporto simbiotico con gli artigiani.
Cerchiamo sempre di coinvolgerli: ad esempio abbiamo invitato tutti i nostri artigiani a venire al Salone del Mobile di Milano 2018 per vedere con i propri occhi quello che hanno fatto. Non solo. Lo stand, come il nostro headquarter bolognese, è stato progettato a “piazze” perché l’uomo, secondo la mia opinione, deve tornare a stare al centro: nelle piazze si fanno gli incontri e spero sempre che i nostri collaboratori usino questi momenti per dialogare.
Quest’anno in sede abbiamo anche il giardino esterno e mi piacerebbe tantissimo, se ne avessi la possibilità, mettere in piedi un dopolavoro: è un momento di recupero delle persone che sono uscite dall’azienda ma che si sentono ancora attive e potrebbero quindi trasferire le loro conoscenze ai giovani.

Sembra un concetto molto olivettiano…
Sì, io sono molto olivettiano! (Adriano Olivetti – 1901-1960 – titolare dell’omonima azienda produttrice di macchine da scrivere e poi computer, elaborò un modello di fabbrica innovativo che cercava un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, ndr). Lui purtroppo ha fallito perché ai suoi tempi ci ha messo troppa fantasia ed è stato troppo avanti. Bisogna essere avanti di due anni, non di dieci…


©Giovanni Marinelli

Com’è la casa di Paolo Castelli? È arredata con i tuoi ‘pezzi’?
A casa mia ho alcuni miei pezzi, sì, ma 11 anni fa ho potuto costruire una casa in campagna arredandola in modo ricercato ed esclusivo per quegli ambienti, tanto che ora sarebbe molto difficile trasportare gli arredi in un altro edificio. Vorrei invece avere in casa il nostro nuovo letto, ma è complicato perché è enorme… Con l’età che avanza (tutti sorridono, ndr), sento l’esigenza di avere un letto che mi sostiene, mentre adesso mi devo “arrampicare” perché dormo su un letto della Cassina – anche se non si dovrebbe dire… – e sono a raso terra.

Tra tutti i complementi d’arredo che producete, quali sono i preferiti di Paolo?
I miei prodotti preferiti partono sempre dalla luce, perché la luce è magia e le lampade che realizziamo sono belle sia accese sia spente: accese svolgono una funzione, spente decorano.

È ben noto quanto sia apprezzato nel mondo il design industriale italiano: Paolo Castelli ha tuttavia arricchito questo importantissimo settore con il valore dell’artigianato storico made in Italy, inimitabile e prezioso. Un’azienda che si pone orgogliosamente nel mercato del bello e dell’eleganza e di cui l’Italia dev’essere altrettanto orgogliosa.

Pia Capelli, undo.net

18 Aprile 2020

AI M / (the) MITHOS

18 Aprile 2020