Adriano Valerio, MON AMOUR MON AMI

1 Aprile 2018
by Sabina Corsi

La classica domanda di rito, subito: “Come ci si sente ad essere comunque, un personaggio catapultato così giovane, tra i registi più importanti e cosa ha provato quando ha vinto il David di Donatello per il miglior corto e poi nominato come miglior regista esordiente?

-Quando ho ritirato ‘il David’ ero molto felice per mia madre, perché il mio lavoro è sempre stato qualcosa di vagamente oscuro per lei, ed ero certo che quella celebrazione pubblica potesse darle molta felicità. E poi sapevo che mi avrebbe aiutato per il proseguo della mia carriera.

 

 

Le è mai venuto in mente se un domani venissi a corto di idee, tipo blocco? O ci sono in cantiere altre e diverse idee e collaborazioni?

-“J’ai la beauté facile, et c’est heureux”, dice Paul Eluard (Ho la bellezza facile). Mi interesso ai fatti di cronaca, cerco di seguire le uscite editoriali, viaggio molto.  Non ho mai avuto una vera crisi di idee, ho una sorta di bulimia e mi piace lavorare a molti progetti contemporaneamente.

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Adriano Valeri ©Francesco Crispino

 

C’è stata mai una canzone che l’ha motivata o comunque che ascolta in maniera ricorrete durante le riprese, una musica in particolare?

E se sì, quale?

-La musica ha un ruolo importante sia durante la ricerca sia durante il momento della scrittura. Alcuni brani possono diventare sia fonte di ispirazione per la musica del film e a volte diventate proprio parte della colonna sonora.

Durante le riprese PER 37°4S ho ascoltato sempre gli Youth Lagoon, Mon amour mon ami di Marie Lafôret per Mon amour mon ami, durante le riprese di Banat, ho ascoltato tantissimo la musica elettronica dei Balcani .

 

Ha mai pensato di portare sullo schermo un libro, o come dicevamo prima, una canzone e trasformarla in un film?

-Non ho mai pensato di portare sullo schermo una canzone, anche se mi è capitato di pensare che alcune canzoni potessero diventare dei corti perfetti. Penso a:” La casa di Hilde” di De Gregori o “Autogrill” di Guccini.

O ancora a Hurricane di Bob Dylan, che difatti ha lo stesso soggetto di un film.

Per quanto riguarda il mondo dei libri uno dei miei primi corti è stato ispirato ad un racconto del libro di Ilaria Bernardini “La fine dell’amore “

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Adriano Valeri © Giovanni Gebbia

 

Quando gira un film, quanto c’è del suo pensiero sulle scelte dei protagonisti e sul loro pensiero?

-Quando scelgo dei soggetti o personaggi cinematografici c’è un po’ la mia visione del mondo, non creo e non ho mai creato un personaggio a mia immagine e somiglianza. Comunque c’è molto di me nei film, nei soggetti e nei protagonisti. Penso che sia lo stesso per ogni collega, che si lavori per affinità o per contrappasso.

 

 

Ha girato serie tv, cortometraggi e lungometraggi. Quale esperienza ha amato di più, cosa rifarebbe volentieri? Progetti?

-L’ambizione massima è sempre quella di girare lungometraggi, anche se mi diverto molto anche con i corti. Anche l’esperienza della Serie Tv Non Uccidere, girata per la Rai, è stata umanamente e professionalmente molto interessante e coinvolgente.

 

Noi di AIMAGAZINEBOOKS seguiremo sicuramente Adriano Valerio per aggiornarci e aggiornarvi sul suo percorso di vita non comune..

 

 

Andrea Morucchio

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