A Berlino che giorno è?

Jun 01, 2018
by Ugo Scoppetta

Cosa c’è un po’ più in là della catarsi, dopo il caos. Lo abbiamo chiesto a Marco Fioramanti, performer, pittore, pensatore italiano.

Perché sei nato?
C’erano le condizioni astrali per atterrare in una zona temporaneamente autonoma e agire di conseguenza in uno spazio temporaneo di rivolta, per questo, come Aureliano Buendìa, sono nato con gli occhi aperti, sapendo che “non avevo un’altra opportunità sulla terra”.



AOGUE / Arabo Relitto

E perché pensi che questa epoca abbia bisogno di te?
Per fare insurrezione attraverso una forma di resistenza mimetica, per questo ho scelto l’arte performativa che mi permette di agire indifferentemente sotto molteplici discipline: la scrittura sia sotto forma di reportage che poetica, la pittura, fatta sotto gli occhi del pubblico, le installazioni (l’Arca alla Scala Santa e il Relitto, per citarne alcune) quale simboli di una decadenza annunciata, le performance per liberare l’essere umano dalle schiavitù e individuare dei “luoghi liberati”, tentativi inesauribili di ridisegnare il mondo.

Cosa pensi del periodo epocale in cui sei nato e operi?
Un padre pilota di caccia, educato alla filosofia delle emergenze, immerso nel boom economico e le pubblicità italiane alla Campbell Soup, la guerra fredda, le spie e Berlino ovest, lo schiacciamento del Muro con la Volkswagen o, la scelte dello zen e consapevolezza. Si nasce per modificare il mondo e i richiami e le modalità d’azione stemperano con l’età l’uno nell’altra.

L’arte è viva?
L’Arte è vita di suo, e quello che gli altri – la gente comune – chiamano arte è soltanto la stupidità della parola sentita e ripetuta, perché non c’è educazione al “sentire” e ci si ritrova in un coacervo di false coscienze che non vogliono esporsi per non fare brutte figure e poi c’è l’avidità del denaro. L’Arte è, in primis, utopia, affonda le radici nella teoria del Chaos e ogni tanto compare all’orizzonte il viandante dell’Immaginazione che porta una luce nuova ai paraocchi del popolino.


la traccia del passaggio

Dunque, la via del viandante attuale?
Siamo nella fase del tramonto. Non sono bastati il viaggio da costa a costa di Kerouak o il dripping di Pollock, il respiro mozzafiato di Kafka, l’arroganza del Citizen Kane wellesiano o la poesia nelle immagini di Tarkovskij a ricordarci il dramma dell’esistere.


Porta di Brandeburgo libera

Ma la massa lo sa?
La massa ignora, segue i finti millantatori pilotati da interessi sovranazionali e si trova sperduta incastrata nello spazio e dispersa nel tempo. C’è bisogno di parole nuove, di codici nuovi di nuove avanguardie sperimentalismo cosciente.

Nulla cambia?
Cambia solo lo sguardo dei poeti, unico rifugio all’ottenebrazione mediatica, i nostri occhi hanno oramai la forma del monitor, tutto il nostro campo visivo spazia ormai in una larghezza che varia dai 6 centimetri del cellulare ai 60 del pc.


L’offerta

Stiamo vivendo una speciazione?
Certo, in negativo, è in atto una autoriduzione elastica delle sinapsi; invoco un blackout globale per almeno 10 giorni capace di farci riprendere i contatti diretti, la speciazione transumana viaggia verso il meta-razionale-robotico.

Cosa fare per mantenere viva la bellezza?
Educare al sentire e al vedere e per farlo non resta che risalire alle origini, ripartire dal caos per arrivare all’anarchismo magico di Chuang Tze e tutte le altre filosofie libertarie e che ruotano nell’immediatezza del Sé, finanche la rete, se gestita in maniera consapevole, può contribuire alla causa estetica.


Muro di Berlino

Quali strumenti hai scelto, oltre la Volkswagen per abbattere altri muri del Sistema?
Tra gli altri, un libro-rivista su patinata in codice vintage, dal titolo Night Italia, nato da un gemellaggio con l’omologa NIGHT di Anton Perich e la Factory di Warhol. Night Italia è “il Glamour divergente delle culture underground contemporanee, la sintesi delle avanguardie storiche contaminate dai nuovi Media e dagli stili di vita alternativi”


Relitto Scognamiglio o

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